LA CARRIERA


Nata a Cortemilia nel 1931, aveva debuttato con Sergio Tofano dividendosi poi fra teatro e televisione con registi come Orazio Costa, Franco Enriquez, Edmo Fenoglio, Sandro Bolchi, Roberto Guicciardini e Mario Ferrero. Suoi illustri colleghi erano stati Lilla Brignone, Gianni Santuccio, Renzo Ricci, Rina Morelli, Paolo Stoppa, Salvo Randone e Paola Borboni.

Per quanto riguarda gli sceneggiati aveva prestato il suo volto alla fragile Clara di «Davide Copperfield» nel 1965, incarnando poi Madame Curie nel 1966, seguitissima ne «I Buddenbrook» nel 1971 e come Isabel Archer di «Ritratto di signora» nel 1975 e nella parte di Lina di «Una donna» nel 1977, mentre, contemporaneamente, sulla scena regalava intensità alle eroine di Sofocle, Shakespeare, Alfieri, Ibsen, Cechov, Wilde, Shaw e O’Neill.

FONDAZIONE TEATRO


Dal 1980 aveva fondato il Teatro Ghione che dirigeva insieme al marito Christopher Axworthy con una compagnia stabile aperta all’inserimento di giovani talenti. Lamentando la mancanza di attenzione verso il loro lavoro e la scarsità di recensioni dell’ultimo allestimento, il marito ha ricordato l’impegno venticinquennale profuso nei confronti del teatro e della musica da una donna che viveva per promuovere l’arte e i suoi esponenti.

LA DONNA


Era una donna che ha dato tanto al teatro con grande disponibilità a ospitare e coinvolgere quei colleghi che non comparivano tanto spesso. Mi ricordo che inaugurammo insieme il Ghione con “L’ereditiera” e mi mancherà la sua gentilezza». «Le volevo bene» ha dichiarato Arnoldo Foà, appena saputa la notizia. «Era brava e si è adoperata molto per offrire ai giovani una possibilità di mostrarsi nel suo teatro», ha aggiunto il grande mattatore novantenne che aveva aperto la nuova stagione del Ghione lo scorso 27 settembre con la sua commedia «Oggi».

«Il mio pensiero: quando reciterò nel suo teatro spero certo che avrebbe apprezzato, lei grandissima attrice, utilissima al teatro, il mio Malvolio», ha affermato Oreste Lionello, impegnato dal 28 marzo 2006 al Ghione con «La dodicesima notte», «perché i teatri sono gabbie che quando si sciolgono i corpi trattengono le anime e probabilmente ne riparleremo. Penso in suo omaggio di chiamarmi Oreste Ghionello». «Non ci possiamo credere» ha detto Laura Verga, attrice storica della compagnia Ghione. «Siamo ancora storditi. È uscita vestita da regina nei panni di Ecuba e come tale vogliamo tutti trattenerla nella memoria».

«Ileana era una donna che ha davvero dedicato la sua vita al teatro con amore, passione e rispetto per tutti i collaboratori», è il tributo di Anna Teresa Rossini che spesso ha lavorato al Ghione. «Sono turbata», ha confessato Valeria Ciangottini, raggiunta al telefono a Malindi, «oltre che una brava attrice, era una deliziosa collega: generosa di sé in tutti i sensi».

IL MALESSERE


Nulla lasciava presagire un eventuale malessere: Ileana Ghione aveva recitato normalmente nella matinée per le scuole e stava interpretando nella replica serale il poetico monologo iniziale di Ecuba quando improvvisamente ha detto: «Scusate, sto male», chiamando il sipario. Accanto a lei, sul palco, c’era la giovane Silvia Siravo in veste di Polissena: «Parlava in un tono delicato e con la voce abbassata.

Mi commuoveva, ma non pensavo che non stesse bene. Poi ho capito e abbiamo interrotto la rappresentazione. Era una prima attrice veramente affettuosa e mi incoraggiava, parlandomi anche di futuri progetti insieme. In lei respiravo la tradizione del teatro». Era in platea l’attore di prosa e fiction di successo Edoardo Siravo, padre di Silvia, che così ha commentato l’accaduto: «Sembrava un espediente scenico, ma poi ho realizzato. L’unica consolazione è di essere morta quasi in scena, come ognuno di noi attori desidererebbe.